{"id":467,"date":"2009-03-20T00:21:57","date_gmt":"2009-03-19T22:21:57","guid":{"rendered":"http:\/\/sebastiandiezig.com\/wordpress\/?p=467"},"modified":"2013-08-30T11:57:41","modified_gmt":"2013-08-30T09:57:41","slug":"presseartikel-interpretazioni-di-alto-valore-ai-concerti-pubblici-il-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sebastiandiezig.com\/wordpress\/presseartikel-interpretazioni-di-alto-valore-ai-concerti-pubblici-il-paese\/","title":{"rendered":"Presseartikel: &#8220;Interpretazioni di alto valore ai Concerti pubblici&#8221; (Il Paese)"},"content":{"rendered":"<table border=\"0\" cellspacing=\"6\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\"><strong>Datum:<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\">20.3.2009<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\"><strong>Medium:<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\">Il paese<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\"><strong>Titel:<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\"><strong>Interpretazioni di alto valore ai Concerti pubblici<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\"><strong>Original:<\/strong><\/td>\n<td valign=\"top\">Nein<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Interpretazioni di alto valore ai Concerti pubblici\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 evitare di stabilire un parallelo tra Juan Crisostomo Arriaga, compositore spagnolo, e Nicola Antonio Manfroce, compositore italiano, quasi contemporanei. Entrambi morirono giovanissimi, a venti anni non ancora compiuti il primo, a ventidue il secondo. Tuttavia quella breve vita bast\u00f2 loro per mettere in luce doti eccezionali e per entrare nella storia della musica. Al punto che tutti si domandano quanti capolavori ci avrebbero dato se fossero vissuti pi\u00f9 a lungo. Dell\u2019Arriaga il concerto pubblico del 27 febbraio ha fatto conoscere la Sinfonia in re maggiore, che pur tra qualche incertezza rivela una personalit\u00e0 forte e una inventiva considerevole. Il primo tempo sprizza energia da tutti i pori grazie ad una intensa vitalit\u00e0 ritmica; il secondo \u00e8 episodico, ma contiene idee interessanti; non presenta motivi di ammirazione particolari il minuetto, ma l\u2019\u201dallegro con moto\u201d conclusivo, che prende avvio con un tema bellissimo, stupisce sia per la felice vena melodica sia per il lavoro costruttivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella stessa serata la pianista Kathryn Stott ha interpretato la parte solistica del Concerto per pianoforte di Poulenc. Presumo che questa composizione le sia congeniale. L\u2019ha suonata infatti con straordinaria partecipazione e assoluta sicurezza. Tanta \u00e8 stata la sua padronanza di ogni passaggio da far sorgere la domanda per quale ragione abbia tenuto la partitura davanti agli occhi, voltando le pagine lei medesima. La serata \u00e8 stata conclusa da una esecuzione limpida e tesa della Sinfonia n. 31 (\u201cParigi\u201d) di Mozart.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pablo Gonzalez ha diretto con slancio e chiarezza di idee, assecondato a dovere dall\u2019Orchestra della Svizzera italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*\u00a0 *\u00a0 *<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 6 marzo i Concerti pubblici hanno presentato \u201c\u00c9piphanie\u201d, affresco musicale per violoncello e orchestra di Andr\u00e9 Caplet. Questo compositore e direttore d\u2019orchestra francese, vincitore del Prix de Rome, poi attivo tanto in Europa quanto in America e morto prematuramente nel 1925 a quarantasette anni, \u00e8 una personalit\u00e0 interessante, che probabilmente meriterebbe maggior fama. Il brano eseguito a Lugano costituisce veramente un affresco in termini di suoni, grazie alla densit\u00e0 del tessuto orchestrale e alla ricchezza di idee nel \u201cCort\u00e8ge\u201d e nella \u201cDanse des petits n\u00e8gres\u201d. Non meno validi sono i raffinati recitativi del violoncello solista nella parte centrale della composizione. Il direttore Howard Shelley, il violoncellista Sebastian Diezig e l\u2019Orchestra della Svizzera italiana ne hanno dato una lettura ammirevole per correttezza ed espressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In apertura della serata lo Shelley e l\u2019orchestra hanno fatto ascoltare in una esecuzione freschissima e scintillante la Sinfonia n. 87 (\u201cParigi n. 6\u201d) di Haydn; non meno pregevole \u00e8 stata l\u2019interpretazione, nella seconda parte, della Sinfonietta per orchestra di Poulenc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*\u00a0 *\u00a0 *<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il concerto del 13 marzo ha costituito un \u201ccrescendo\u201d di qualit\u00e0 che, alla fine, ha destato l\u2019entusiasmo del pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019inizio \u00e8 stato eseguito il concerto per violino e orchestra di Brahms. Il solista Boris Brovtsyn possiede ottime capacit\u00e0 tecniche ma produce un volume di suono piuttosto esile. L\u2019intesa con l\u2019orchestra non \u00e8 sempre stata ideale. Spesso i legni e i corni hanno sopraffatto il solista (sarebbe stato compito del direttore moderare i loro interventi). \u00c8 avvenuto anche nel bellissimo passaggio del primo tempo che segue la cadenza, dove la linea melodica del violino, riecheggiante il primo tema, avrebbe dovuto emergere pi\u00f9 chiaramente sugli altri strumenti (come si desume anche dalle indicazioni della partitura, le quali prescrivono il \u201cpiano\u201d per il solista, ma il \u201cpianissimo\u201d per l\u2019orchestra). Un certo eccesso di volume si \u00e8 notato anche in qualche intervento di prime parti dell\u2019orchestra, come quello dell\u2019oboe all\u2019inizio dell\u2019\u201dadagio\u201d, che secondo la mia impressione (ma forse anche le dimensioni della sala vi hanno contribuito) \u00e8 andato oltre il \u201cpiano\u201d ed il \u201cdolce\u201d richiesti; in ogni caso troppo marcato \u00e8 stato il contrasto con l\u2019entrata, poco dopo, del violino, avvenuta davvero in modo \u201cdolce\u201d. Sul piano interpretativo il Brovtsyn ci ha donato parecchi momenti di alta poesia, ma in qualche passaggio non ha convinto pienamente: ad esempio nel primo tempo il secondo tema non ha avuto la plasticit\u00e0, la tensione, il senso di cocente tristezza che gli apparterrebbero. Insomma l\u2019esecuzione del capolavoro di Brahms, pur mantenendo un livello di indiscutibile decoro, non ha raggiunto il grado di accuratezza al quale i concerti pubblici ci hanno abituato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il \u201ccrescendo\u201d qualitativo di cui si diceva si \u00e8 per\u00f2 manifestato fin dalle prime battute del \u201cPr\u00e9lude \u00e0 l\u2019apr\u00e8s-midi d\u2019un faune\u201d di Debussy. Il primo flauto \u00e8 stato autore di una prestazione superba per duttilit\u00e0 e finezza mentre Alain Lombard, dal podio, e l\u2019Orchestra della Svizzera italiana hanno saputo cogliere a loro volta tutte le sfumature e le sottigliezze di questa straordinaria composizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il concerto \u00e8 terminato con la suite dall\u2019\u201dUccello di fuoco\u201d di Stravinskij, nella versione del 1919. Sarebbe difficile immaginare una esecuzione migliore di quella ascoltata venerd\u00ec scorso a Lugano. Questa suite alterna danze di grande esuberanza ritmica, coloristica e armonica, nelle quali sembrano scatenarsi forze primitive, a brani di accattivante delicatezza, in una atmosfera da leggenda orientale. Entrambi gli aspetti della composizione sono stati messi in luce in modo ammirevole dal Lombard e dall\u2019orchestra. Ecco due esempi estremi: nella danza infernale di Kachtchei la nettissima scansione ritmica e la compattezza degli interventi dell\u2019orchestra in \u201cfortissimo\u201d ne hanno fatto una manifestazione formidabile di energia, senza peraltro cadere nell\u2019asprezza e nella violenza sonora, mentre d\u2019altro lato sono stati incantevoli i tremoli degli archi, in un \u201cpianissimo\u201d assoluto, al termine della \u201cBerceuse\u201d. L\u2019intensit\u00e0 degli applausi non ha lasciato dubbi sul gradimento, da parte degli ascoltatori, di questa splendida interpretazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Concerti Mosaico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Almeno un cenno merita il primo concerto \u201cMosaico\u201d, tenuto il 2 marzo al Ristorante Grand Caf\u00e9 al Porto di Lugano e l\u20198 marzo all\u2019Osteria Teatro Unione di Riva San Vitale con un programma comprendente musiche di Couperin e Debussy.. Ero presente a Riva San Vitale. Hans Liviabella, violino, Barbara Ciannamea, violino, Ivan Vuckevic, viola, e Felix Vogelsang, violoncello, hanno presentato interpretazioni di alta classe. Sono riusciti a rendere interessante, con squisite sfumature e chiaroscuri, anche il brano di Couperin, bench\u00e9 lontano dalla nostra sensibilit\u00e0. Quanto alle composizioni di Debussy, si pu\u00f2 dire che sono state fonti di intensissimo godimento. Particolarmente nel Quartetto op. 10 gli esecutori hanno trovato sonorit\u00e0 d\u2019un meraviglioso velluto.<\/p>\n<p>Carlo Rezzonico<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Datum: 20.3.2009 Medium: Il paese Titel: Interpretazioni di alto valore ai Concerti pubblici Original: Nein &nbsp; Interpretazioni di alto valore ai Concerti pubblici\u00a0 &nbsp; Non si pu\u00f2 evitare di stabilire un parallelo tra Juan Crisostomo Arriaga, compositore spagnolo, e Nicola Antonio Manfroce, compositore italiano, quasi contemporanei. 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